domenica 9 dicembre 2012

Lazo lasco nel dehor




spiegano l’anello imperfetto
tutte le parole a perdere
che sforzano ancora comprensione

seguono le movenze della corda
stoppandosi sul nodo

a tirare e stringere si avrebbe poi
una forma nuova
ma quella dell’era armonica
non la so deporre

quindi tengo -di punta-  il ritmo sulle assi
e guardo verso il mare
cedendo a questo tempo complice
che sottobraccio mi  accompagna al sole


giovedì 6 dicembre 2012

senza chiedere

Potrei  indagare se nel garbuglio
qualcosa di me appartenga al fiore
e se tu possa somigliare al colibrì
ma  fra breve e distante
inquieterebbe un sì
che non sarà motore
.

Gusto un tocco di punta
e diluisco in stagni
il pensiero inutile

martedì 4 dicembre 2012

Sette venti



Un trofeo di sette venti
passati in fiducia sui timpani

E presi

Tutti

nella cassa del petto
Costretti a risuonare
come di voce umana

Quasi un esperimento
su quanto possa l’aria
lavorata da altri polmoni
infettare il metro cubo che basta
al sopravvivere stretto

Infettarlo fino a sfaldarlo

E farlo aperto



domenica 2 dicembre 2012

-and-are


Custodiscimi i gerundi
che di infiniti trema il dito
e preferisco questi manipoli di lettere
come salti sulle ore
a quelle lunghe distese dove non vedi se a un punto
qualche ghigliottina le troncherà

Meglio così, meglio godere ogni rimbalzo
nel rumore per nulla di un sacchetto
che scoppi e rigonfi al nuovo appoggio

meglio godere, si
a piccoli dribbling di respiro



giovedì 22 novembre 2012

di Ferdinando Giordano



Tutto quanto è, d'improvviso esce. O lascia,
si acquatta nella terra, balza nella sua eternità.
Questo dinamismo può apparire involontario
in realtà è il fermo immagine del buio che ci provoca.
E' la prova che il corpo non si trattiene
nella scena. E' la scena che si proietta
in altri occhi.

Siamo vivi per un balzo non fatto,
acrobati concentrati nel silenzio

per antonomasia.



 

D'ottobre



Non ricordo la prima volta
in cui ho visto la pioggia conoscendone il nome

immagino fu nell’uno di cinquantaquattro
forse verso la fine
quando ottobre tornava in burrasche
e alla domanda
-quanti?-
sollevavo dal pugno l’indice
comprendendo appena che si preparava
una festa

Così oggi

perché sono qui
a contare senza dita che bastino
ma ancora posso ninnarmi nella pioggia
che canta dal soffitto







mercoledì 12 settembre 2012

a S. e ai suoi (per ora) 12 anni di guerra



è un filo di voce appena
che insiste la vita
nella bocca impastata dal male

ascoltarti imprime allo sterno
l’immobilità del letto che sembra
non  saper più proporre strategie

ma non ti consegni

mordi ancora i tuoi piani di fuga
lisciando bene le carte

forse è così
che si misurano i miracoli