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lunedì 28 aprile 2014

Null'altro



Cosa potevo fare
se non portare la poltrona
[quella comoda di vimini e cuscini]
accanto alla finestra
e sedermi ad aspettare

Non era facile tenere a bada il polso
o il sussulto d’orgoglio che mi tentava alle spalle
della porta sbattuta

ma respiravo a fondo alleggerendo le dita
mentre disegnavano ramages
sulle cosce scoperte

E poi là fuori  passavano

Tante scarpe e andature da guardare
da  incrociare per svago
tra loro
come bamboline nella casetta da tè
Sorridevo -persino-
al gioco facile della stima

Aspettavo
interrogando le mie carte
con distrazione

perché c’era sempre un pezzo di cielo
a darmi la risposta


martedì 29 gennaio 2013

dal treno a fine gennaio



Uno stare paziente tra la nebbia
e il bianco, gli alberi
Mentre già gonfiano
le gemme il ventre ai rami


martedì 18 dicembre 2012

da queste parti



Qui mai niente si conclude
tranne le vite che ci accompagnavano

ogni agire è un impianto volante
come il filo dell’antenna sulla porta e lo stucco
a metà sui vetri

i 'domani-lo-faccio’ sono piccole bugie colpose
dove i trattini frammezzano eventi necessari
bisogni assolti su bracci diversi degli incroci

e le parole restano polvere che attende la mano
sciami di intraprese in abbandono

A corollario un giorno in più per rifinire
o forse in meno
quale giusto epitaffio all’indolenza

ma siamo storni di passo
e un’àncora al compiuto non distrae
la migrazione delle ossa vuote